17 Aprile 2024
Fede e tradizione

La Candelora, tra fede e tradizione

di Roberta Giannangeli
Il due febbraio, a quaranta giorni di distanza dal Natale, a metà strada tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera, cade la festa della Candelora.
La Chiesa ricorda la Presentazione di Gesù al Tempio, oltre alla Purificazione di Maria; nella tradizione popolare questa ricorrenza prevede la benedizione di cere e candele nelle Chiese.
Celebrata già dall’imperatore Giustiniano, fu adottata a Roma fin dal VII secolo con una processione penitenziale istituita da Papa Sergio (678-701).
La nostra tradizione popolare ci ha tramandato una serie di detti, il più noto è “Per la Santa Candelora de l’inverno semo fòra, se ce negne o se ce pioe ci ni stà quarantanove, se ci stà o sole o solellu c’imo tantu tempu vellu”.
La tradizione ci racconta che, in questo giorno, al mattino, i nostri contadini si recavano a messa perché c’era la benedizione delle candele.
Possedere la candela benedetta era un rito propiziatorio per attirare la fecondità e fertilità della Terra, determinante per l’annata agricola.
Ogni famiglia ne prendeva una e questa serviva quando, durante l’anno, venivano temporali o, peggio, la grandine (grànnola).
Si prendeva la candela benedetta e la si accendeva “sull’arcu de la finestra”.
Dopo si prendeva anche la palma benedetta e l’acqua santa e, la vergara o lu vergà, benedivano il tempo dicendo qualche Ave Maria. Si diceva che questa tradizione funzionasse e “lu tempu se rfacìa”.
Buona Candelora a tutti.